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PERCHÉ LA VOLATILITÀ FA PAURA?

2020: un anno di altissima volatilità.

Buongiorno community,

siamo entrati nell’ultimo trimestre di questo 2020 che si è rivelato essere un anno davvero particolare. Abbiamo avuto una volatilità altissima che è stata la regina incondizionata dei mercati.

Per investire nei mercati dovevamo avere nervi saldi, disciplina e soprattutto evitare di farsi prendere dal panico. Fortunatamente, avendo un gruppo unito, e tradando insieme ad altri professionisti, il compito ci è stato facilitato rendendoci più forti nei momenti difficili.

Nel primo trimestre dell’anno l’indice azionario e di riferimento S&P500 ha ceduto nel momento peggiore circa il 30%, e molti investitori, presi dalla paura, hanno purtroppo liquidato tutte le posizioni. Oggi chiunque abbia deciso di vendere si starà mangiando le mani dato il recupero in tempi record avvenuto in questi mesi.

Questa altissima volatilità ha aumentato dubbi, timori e scetticismo attorno al mondo azionario e il motivo di tutto ciò si chiama proprio volatilità!

Secondo un sondaggio condotto dal Flossbach von Storch Research Institute a Colonia, gli investitori privati tedeschi considerano le oscillazioni dei prezzi uno dei maggiori rischi per il proprio patrimonio.

Non solo loro, ma anche molti professionisti del settore si sono trovati spiazzati da questo anno così anomalo essendo abituati a ritmi molto più lenti rispetto a quelli attuali.

La volatilità ormai fa parte del momento e dobbiamo abituarci a sfruttarla nel migliore dei modi. A nostro avviso, con le elezioni USA alle porte e la situazione attuale ancora incerta, i mercati non saranno assolutamente tranquilli nei movimenti.

Ma perchè si ha così paura?

Sentendo la parola volatilità, l’approccio mentale di molte persone induce a pensare ad un crollo sui mercati. Quasi nessuno la considera un’opportunità, come nel caso del recupero delle borse, e pochissimi provano a sfruttarla tradando al rialzo.

Si ha sempre il concetto che l’indice vix più è alto e più i mercati rischino di crollare. Be’, non è proprio così: il vix arriva tendenzialmente sempre in ritardo rispetto alle discese degli indici.

Poco prima che scoppiasse la crisi del Coronavirus, il 20 febbraio, il VIX ha toccato il minimo di 16 punti, salvo poi risalire a un massimo di 83 punti il 17 marzo e ridiscendere da allora a circa 27 punti (aggiornamento di fine settembre).

Osservando un grafico decennale il tracciato appare molto simile a quello della crisi finanziaria del 2008/2009. In entrambi i casi la volatilità è aumentata solo dopo che i prezzi erano crollati.

Nel valutare i rischi legati alla volatilità dei mercati, l’orizzonte temporale svolge un ruolo fondamentale.

In sostanza la volatilità è ottima per fare scalping nel breve termine (come insegniamo nei nostri corsi) e rimane un’ottima alleata per il lungo periodo.

Per chi può permettersi di attendere qualche anno, le fluttuazioni temporanee dei prezzi offrono la possibilità di accedere al mercato a condizioni migliori e persino migliorare il prezzo di carico di un singolo titolo.

Per chi investe il proprio patrimonio a lungo termine, può dimenticarsi della volatilità che spesso non fa altro che confondere le idee.

Bisogna fare i conti con la nostra propensione al rischio, la pazienza e con la conoscenza tecnica di cui disponiamo che è alla base di un investimento.

Gli investitori tendono a reagire in modo poco aggressivo se una crisi coinvolge le azioni di società con prospettive di guadagno ragionevoli. Un bilancio solido e un’efficace gestione del portafoglio, spesso permettono di superare i periodi negativi e le difficoltà lasciandoci indenni.

Ricordiamo sempre che la percentuale di azioni in portafoglio va analizzata con molta attenzione e gli investimenti allocati in diverse asset class di mercato per ridurre i rischi.

Solo in questo modo, anche in tempi difficili, possiamo aspettarci che la qualità dei fondamentali degli investimenti si traduca nuovamente in un aumento dei prezzi.

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